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Tutto cambia, niente cambia.

Un certo cambiamento di forza dei mercati ma è il macro che detta i tempi attuali.

domenica, 24 giugno, 2012 , ore 18:08 - 2 Commenti

Tra febbraio e maggio 2012 la forza relativa degli indici periferici europei ha subito un collasso senz aprecedenti travolti dalle considerazioni negative che il mercato dava e ancora in parte da alla loro situazione macro. Vi posto il rapporto tra l’indice azionario italiano e lo spoore e lo stesso rapporto con l’indice spagnolo. Sembrerebbe che queste prime settimane di giugno abbiano cominciato ad instillare dei dubbi sulla situazione di forza dei vari mercati mondiali.


 


Il motivo di un possibile cambiamento di direzione della forza relativa è duplice, da una parte abbiamo l’evidenza che la crisi dei periferici ha spinto la quotazione degli stessi su livelli estremamente depressi, a scontare fenomeni di crisi depressiva e di credit crunch di lunga durata con la sempre maggiore evidenza che una crisi macro del genere in questi paesi avrebbe effetti devastanti sull’andamento dei listini mondiali.


 


Come corollario a questa posizione non si può non dedicare 5 righe alla posizione tedesca sulla crisi dell’euro. Chi continua a parlare di Germania pronta a stampare marchi oppure ancora pronta a rinunciare all’euro non ha certo capito la posizione degli stessi nello scacchiere della crisi. Come ribadito in molti suoi scritti da Hans Tietmeyer, influente banchiere della Buba tra il 1993 ed il 1999. La moneta depoliticizzata (cioè l’euro) avrebbe impedito ai paesi di poter adottare politiche di svalutazione competitive e questo avrebbe potuto causare shock interni alla comunità causati dalle difficoltà dei singoli stati ad implementare le necessarie riforme strutturali. In ogni caso per Tietmeyer la globalizzazione ed un regime di scambi liberalizzato avrebbe fatto il resto obbligando alla convergenza ed alla disciplina di bilancio limitando lo spazio di azione per le politiche nazionali e costringendo alle riforme del lavoro e del walfare. E questo preservando le relazioni internazionali con USA e Asia adottando politiche di liberalizzazioni sullo scambio di merci a capitali. Questi scritti del 1999 dovrebbero fare riflettere su chi accusa la Germania di miopia politica.


In ogni caso ai mercati internazionali si pone di fronte una nuova sfida che va oltre e supera la situazione di tensione all’interno dell’europa e riguarda l’economia mondiale stretta com’è tra la sempre maggiore difficoltà ad implementare politiche di QE realmente fattive e una crescita sempre più difficile in economie costrette a consolidare parte degli sforzi messi in atto tra il 2008 ed oggi per far crescere le economie domestiche ed evitare situazioni depressive.


La moderazione usata dall’autorità monetaria USA nell’implementare un nuovo QE è un segnale straordinariamente nuovo nella fase economica attuale che comunque mostra rallentamenti marcati in diversi mercati e settori. ma anche la titubanza delle banche centrali emergenti ad implementare nuove musure di crescita sembra una corsa a chi si muove per ultimo essendo che tutti pensano che la fase della crisi attuale sia da iscrivere principalmente all’europa. Ma c’è di più, l’evidenza dei prezzi ci dice che sebbene gli asset di rischio abbiano corso ogni qualvolta il QE è stato implementato sembrerebbe che questa relazione sia stata più debole del previsto soprattutto se osserviamo il mercato obbligazionario USA. La relazione dei mercati sembra invece molto più forte con gli indicatori macro e la loro forza relativa.


 


Per cui sarà il macro che ci dirà se i mercati avranno la forza di risalire o se la fase di ribasso incominciata da qualche mese continuerà magari all’interno di una rotazione di mercati  e settori. Allo stato attuale c’è da dire che gli internals dei mercati non sono molto favorevoli, vi sono diversi indicatori di lungo periodo che posizionano i prossimi mesi come mesi difficili ma certo occorrerà vedere se è vero che è la situazione europea che ha fatto peggiorare il resto del mondo o il rallentamento globale ha natura propria. Dal mio punto di vista è facile che i mesi estivi saranno ancora mesi di incertezza prima delle definitiva chiarificazione dei trend attualmente in atto ma personalmente non vedo crolli epocali sebbene è possibile che in questa finestra temporale si potrà vedere un minimo importante. 


Il rischio di correzione chiamata per la prima volta a fine gennaio e poi confermata a marzo ha fatto già parecchi danni soprattutto sui listini periferici ma ha ancora un po di spazio sui listini USA soprattutto se il macro peggiorasse ancora un po sebbene non vedo crolli epocali e soprattutto vedendo la possibilità per i listini europei e periferici in particolare di sovraperformare il comportamento dei mercati USA.


 

 
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Categorie : Economia
 
gipa69

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2 Commenti

  • # 1

    Gipa cosa pensi del dollaro statunitense? Se prosegue la sua fase di rialzo la sua correlazione inversa con i mercati azionari indicherebbe un periodo di forte crisi per questi ultimi.

  • # 2

    In quesa fase si, sarebbe cosi sebbene ritenga che se l’economia mondiale sistemerà il macro l’economia americana sorprenderà ancora e magari anche il dollaro

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