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Tremate, tremate le aste son tornate!

Domani e soprattutto dopo le aste italiane diranno la parola fine sulle reali dimensioni del possibile carry trade sui titoli di stato governativi europei da parte delle banche commerciali.

martedì, 27 dicembre, 2011 , ore 23:35 - 5 Commenti

Ora per capire al meglio l’effetto del LTRO a tre anni messo a disposizione delle banche europee la scorsa settimana, staremo a vedere tra domani e dopo l’esito delle aste dei titoli di stato, in particolare dopodomani perchè domani vi è molta sostituzione relativamente alle scadenze in arrivo. In questi giorni le banche hanno parcheggiato in BCE accontentandosi dello 0,25% e quindi trovandosi a pagare un carry negatico ma domani e dopo la situazione si chiarirà definitivamente e ci indicherà la strada dei mercati per i prossimi giorni.


In ogni caso la prima osservazione degli effetti del LTRO non è molto entusiasmante, sul secondario acquisti non se ne sono visti, e certamente per il carry sarebbe meglio agire sul secondario per non correre il rischio di vedere annullare buona parte del carry dall’eccesso di bid all’asta dei titoli di stato. Inoltre se andiamo a vedere la struttura della liquidità concessa il rifinanziamento a tre anni ha nei fatti sostituito quello ad un anno che nel passato non ha creato sconquassi sul mercato dei tassi anche a brevissimo, e le nuove emissioni di titoli bancari garantiti quotati sul MOT fa pensare che molti asset da portare alla BCE non ce ne sono almeno fino al 18/01 quando la riduzione della percentuale di riserva dovrebbe liberare una parte di capitali eleggibili.


 


Un altra chiave di lettura viene da questo grafico da me leggermente modificato e commentato tratto da un report della GS sul LTRO; l’entusiasmo del report viene dato dal fatto che il valore di liquidità ritirato dalle banche europee copre quasi totalmente il fabbisogno derivante dalla scadenza dei bond bancari nel corso del 2012. Ora questa interpretazione è totalmente approssimativa in quanto solo 200 miliardi di euro circa sono di nuova liquidità, la restante è vecchia sostituita e allungata, quindi già utilizzata per la liquidità necessaria precedente e questi 200 miliardi sono la liquidità che la BCE ritiene necessaria per impedire prossimi fallimenti bancari ma non certo per alleggerire la pressione sulle scadenze dei debiti sovrani governativi per chiudere il gap di approvigionamento.


 


Intanto però il liquidity swap della FED alla BCE per dare liquidità in dollari alle banche europee ha visto la scorsa settimana raggiungere un nuovo massimo di utilizzo segno che il mercato ha ancora diversi focolai di stress, e certamente risolvere il credit crunch con un prestito a tre anni è difficile da digerire per un mercato dei finanziamenti che ha bisogno di scadenze che vanno dai 5 ai 30 anni.


Certamente il cosidetto fiscal compact realizzato all’ultimo meeting europeo sembra più che la soluzione per i mercati un nuovo tentativo dilatorio di rinvio al prossimo meeting di marzo, e questo senza soluzioni strutturali dal punto di vista monetario che possano dare il tempo alla politica di trovare le soluzioni condivise nei suoi tempi. E ricordiamoci che nel 2008 quando esplose il primo troncone della crisi finanziaria, i tassi erano più alti, i budget di bilancio più aggredibili e i rapporti deficit/PIL nettamente migliori, cioè le leve monetarie e fiscali molto più maneggevoli.


Ora la situazione è molto più di stress sebbene la situazione sia di per se di più facile gestione.


In questo contesto quindi attendiamo le aste italiche per capire la direzione dei mercati; dal punto di vista tecnico le borse USA indicano, sebbene con volumi davvero modesti la possibilità di un ulteriore allungo rialzista prima di un deteriorarsi complessivo dei mercati dato non solo dalle situazioni macro ma anche dal possibile raggiungimento di ipercomprato quantomeno di breve. Per il momento si notano preoccupanti divergenze di medio compensate dallo scarico degl indicatori di breve che quindi fanno da preludio a questo possibile spunto rialzista che potrebbe però poi portare gli indicatori di sentiment quale il CPC con posizioni compatibili con un top.


Questo scenario potrebbe essere confermato anche dall’andamento del grafico ciclico costruito da Ned Davis research che da lo stesso peso al ciclo annuale, al ciclo presidenziale USA ed al ciclo decennale e costruisce poi un proxi dell’indice che fino ad oggi ha avuto un certo riscontro nell’andamento del mercato USA. Ora la sovrapposizione di questo grafico con l’indice attuale mostra la possibilità che tra Gennaio e febbraio si sviluppi una correzione anche profonda degli indici, cosa tra l’altro confermata in pieno dagli studi relativi al primo semestre del quanrto anno del ciclo presidenziale che vede un andamento modesto degli indici prima di un secondo semestre molto forte.


 


C’è da dire che l’effetto del ciclo presidenziale USA è in fase recessiva, dopo aver raggiunto il suo top tra l’inizio e la fine degli anni 90, ma comunque ha la sua importanza in relazione al peso della FED nella scelta delle politiche monetarie di mezzo mondo. Ma in questa fase anche il macro avrà il suo peso che si confronta su due direttrici:


1)Il Citigroup Economic Surprise index è su un top importante, livello da cui solitamente l’indicatore gira non dando più quel sostegno macro che ha fatto tanto la fortuna del listino USA di questi ultimi mesi.


 


2)Un recente report di Nomura pone la questione degli aggiustamenti stagionali di molto dei dati macro USA che influenzati per il quarto trimestre dell’anno e per il primo dai dati fortemente negativi intervenuti in molte di queste statistiche a fine 2008/inizio 2009 che invece che essere letti dalle statistiche come un fenomeno anomalo sono lette dalle statistiche aggiustate e quindi portano ad una sovrastima positiva in quel periodo cosi come nei due trimestri successivi ad una sottstima  dei dati anche se di importo inferiore. Infatti la divergenza su alcuni dati della FED che hanno rimosso l’anomalia dai propri calcoli stagionali per calcolare l’andamento della produzione industriale ed alcune letture degli indicatori manifatturieri come il Philly FED o l’ISM pone dei seri dubbi sulla reale forza dell’economia a  stelle e striscie che molto probabilmente mostra davvero forza solo nei propri aggregati ritardatari come quelli legati all’occupazione.


 


Conclusioni: mi aspetto che qualche spunto rialzista continui a manifestarsi soprattutto nel caso di buone aste italiane, ma spunto dato dall’ottimismo di breve degli investitori attualmente presenti sui mercati che non sono certo quelli più grossi e professionali come si evince anche dai volumi di queste sedute. Al ritorno delle feste. però, le incertezze europee faranno di nuovo capolino sui mercati, incertezze legate ai tempi di integrazione fiscale da una parte e incertezze legate alle necessità statali non coperte al momento da nessuna politica della banca centrale europea. In questo contesto con il rischio di dati macro e micro in rallentamento c’è da rimanere prudenti.

 
 
gipa69

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5 Commenti

  • # 1

    In pratica window dressing e poi depressione. Allegria! E buone feste a tutti

  • # 2

    Gipa Complimenti un quadro con i controfiocchi

  • # 3

    Beh si lo scenario principale non è roseo ma diciamo che alcune chance di evitarlo esistono e ne parlerò nel prossimo articolo…

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