E’ da circa due settimane che sostengo che il dollaro ed i mercati potrebbero scollerarsi almeno parzialmente in quanto il trend della debolezza del dollaro ha l’esigenza macro di rallentare e controbilanciarsi e la decisione della banca centrale giapponese di proseguire sulla strada di una espansione monetaria senza precedenti attraverso la reintroduzione di operazioni di QE ha dato il la ad alcuni aggiustamenti macro che i dati sui disoccupati di venerdi hanno in qualche modo confermato esacerbando questo movimento.
Infatti venerdi ha prima vissuto la forza del dollaro causata dai dati sui disoccupati migliori delle aspettative con una debolezza dei mercati azionari nel rispetto delle correlazioni precedentemente viste ma sul finale di giornata i mercati azionari hanno comunque recuperato parte delle perdite in una seduta che ha avuto una improvvisa partecipazione volumetrica.
Cosa può essere successo?
L’intermarket ci da le risposte che aspettiamo:
1)Lo Yen prosegue il suo trend di debolezza ed anzi accelera contro tutte le valute ed in particolare con il dollaro segno di un possibile sostituzione tra le due valute nelle operazioni carry in atto.
2)A conferma di questo movimento vediamo una crescita in particolare sulle scadenze breve di tutta la curva dei tassi USA segno di liquidazioni di posizioni che spesso sono propedeutiche alle strategie carry più rischiose mentre la curva dei tassi giapponesi rimane ferma doppo aver vissuto una settimana di ribassi rendendo, sulle scadenze più brevi (quelle del possibile indebitamento carry) più vantaggioso l’indebitamento in Yen piuttosto che in dollari.
3)Inoltre osserviamo la conferma della correlazione fra debolezza dello yen e andamento dei tassi a breve USA ulteriore segno che la debolezza dello yen può essere propedeutica alle spinte reflazionistiche globali e fa calare la necessita di aprire posizioni in dollari.
4)Infine i dati sull’IMM mostrano un eccesso di posizioni ribassiste sul dollaro che nella situazione vista sopra potrebbero dare ulteriore linfa ad eventuali svolte rialziste sul biglietto verde.
Vi è quindi un evidenza montante che la correlazione dollaro/mercati azionari è in fase di calo e probabilmente questo avverrà a favore dello Yen per cui a breve per capire cosa faranno le strategie carry sarà il caso di ritornare ad osservare il classico cross Yen/Dollaro neozelandese o dollaro australiano.
Mi assento per qualche giorno per vacanze con la famiglia, penso che ci risentiremo giovedì o venerdì.
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6 Commenti
# wpmp_switches
lupoalberto66
domenica, 13 dicembre, 2009, ore 21:40:16
Inserisco un breve aggiornamento sul cross eurusd visto con DeMark su time frame daily:
Rispetto ai grafici postati in precedenza ho inserito alcune variazioni, che vado velocemente a spiegare: possiamo innanzi tutto notare come i setups non si fermino più alla nona candela, ma continuino fino al verificarsi del price flip, ossìa di un livello del prezzo di chiusura che interrompe il setup in corso essendo inferiore alla chiusura di 4 giorni prima; il numero di barre minimo richiesto per il suo completamento è infatti di nove consecutive, ma nulla impedisce ad un setup di proseguire a oltranza fino alla sua interruzione segnando una serie di barre o candele consecutive che può anche arrivare a diverse decine (in qualche raro caso anche più di 30).
Il tenere in considerazione tutte le barre di un setup ci consente di calcolarne l’estensione (che viene evidenziata dalle cifre nei riquadri azzurri, 0.0527 e 0.0485), che a sua volta dovrebbe aiutare il trader a capire, nel caso in cui si verifichino ripetizioni di setups nella stessa direzione, quando vi sia un recycle e quando no e inoltre, in alcuni casi, il true high di tutto il setup può essere utile per determinare il livello di stop-loss (ma questo lo vedremo meglio in seguito).
Una regola generale prevede che il recycle non venga considerato quando la sua estensione è inferiore a quella del precedente oppure nettamente superiore (almeno 1.618 volte, ma DeMark parla anche di estensioni doppie). In realtà, per ammissione dello stesso DeMark, la determinazione dei recycles è un punto dolente di questo impianto analitico, nel senso che non esiste ancora, o almeno non ne sono a conoscenza, una metodologia veramente efficace nello stabilire un criterio di eliminazione/considerazione dei setups rinnovati.
Personalmente tendo a non essere categorico nell’applicazione dei precetti di cui sopra, limitandomi ad una attenta osservazione del numero dei setups rinnovati oltre alla loro semplice dimensione.
Nel grafico postato sopra, ad es., per ora l’ultimo setup non è stato considerato come un riciclo, ma va anche detto che, in una visione più estesa, potremmo notare che siamo giunti al quinto sell setup consecutivo e pertanto l’ipotesi di recycle tende a diminuire.
Ora purtroppo devo scappare, domani cercherò di proseguire e completare questo commento.
Pertanto, qualora sia stato deciso, almeno temporaneamente, di non considerare l’ultimo sell setup come foriero di un riciclo (che avrebbe, ricordo, come conseguenza l’annullamento dei conteggi di combo e sequential in essere e il ricalcolo dei medesimi in funzione dell’ultimo setup concluso), si può notare come sia il countdown combo (numeri neri nelle due versioni combo1 e 2) che il countdown sequential (numeri bianchi) abbiano segnalato possibili ingressi short in area 1.50 circa, quantunque non simultaneamente (la simultaneità è infrequente e comunque, quando si verifica, rafforza il segnale di possibile turning point del mkt).
Il segnale ha finora prodotto un buon risultato poichè, dopo varie finte e controfinte, il cross ha imboccato una direzione discendente che ora è arrivata ad un punto cruciale: siamo infatti giunti (numeri in rosso sopra le candele) al sesto giorno di un potenziale setup di acquisto e in prossimità del TDST (1.4575); qualora il supporto venisse perforato (con rottura confermata almeno anche il giorno seguente) e il setup si completasse, aumenterebbero notevolmente le probabilità di concludere almeno un countdown e quindi le eventuali posizioni corte assunte in precedenza potrebbero/dovrebbero essere mantenute;
viceversa, se la rottura del TDST non si verificasse o venisse negata velocemente, anche in presenza di un setup completato, potremmo trovarci di fronte ad un semplice ritracciamento destinato ad essere riassorbito in tempi brevi; idem in presenza di una mancata rottura accompagnata da un aborto del buy setup, che anzi potrebbe anche generare un possibile stop&reverse.
Infine due parole sullo stop loss, indicato a quota 1.528: DeMark consiglia di calcolare il livello di stop prendendo la barra che ha fatto segnare il più alto max intraday di tutto il periodo di setup e di countdown, per poi sottrarre dal suddetto max il true low della medesima barra o di quella precedente (dove per true low si intende il valore più basso fra il min della barra considerata e il close di quella precedente) e infine di sommare questo “true price” al summenzionato max più alto (è molto più semplice farlo che descriverlo! ).
Lo stop andrebbe applicato in chiusura di barra, anche se un metodo più elastico (che personalmente applico, con qualche ulteriore accorgimento)) prevede che le chiusure sopra il livello impostato siano due.
Naturalmente quanto descritto è riferito alle operazioni short, per quelle long vale l’esatto inverso.
Ieri 15:33Smentendo quanto espresso oggi da alcune indiscrezioni di stampa, il presidente e amministratore delegato del gruppo Finmeccanica, Giuseppe Orsi, ha
6 Commenti
Inserisco un breve aggiornamento sul cross eurusd visto con DeMark su time frame daily:
Rispetto ai grafici postati in precedenza ho inserito alcune variazioni, che vado velocemente a spiegare: possiamo innanzi tutto notare come i setups non si fermino più alla nona candela, ma continuino fino al verificarsi del price flip, ossìa di un livello del prezzo di chiusura che interrompe il setup in corso essendo inferiore alla chiusura di 4 giorni prima; il numero di barre minimo richiesto per il suo completamento è infatti di nove consecutive, ma nulla impedisce ad un setup di proseguire a oltranza fino alla sua interruzione segnando una serie di barre o candele consecutive che può anche arrivare a diverse decine (in qualche raro caso anche più di 30).
Il tenere in considerazione tutte le barre di un setup ci consente di calcolarne l’estensione (che viene evidenziata dalle cifre nei riquadri azzurri, 0.0527 e 0.0485), che a sua volta dovrebbe aiutare il trader a capire, nel caso in cui si verifichino ripetizioni di setups nella stessa direzione, quando vi sia un recycle e quando no e inoltre, in alcuni casi, il true high di tutto il setup può essere utile per determinare il livello di stop-loss (ma questo lo vedremo meglio in seguito).
Una regola generale prevede che il recycle non venga considerato quando la sua estensione è inferiore a quella del precedente oppure nettamente superiore (almeno 1.618 volte, ma DeMark parla anche di estensioni doppie). In realtà, per ammissione dello stesso DeMark, la determinazione dei recycles è un punto dolente di questo impianto analitico, nel senso che non esiste ancora, o almeno non ne sono a conoscenza, una metodologia veramente efficace nello stabilire un criterio di eliminazione/considerazione dei setups rinnovati.
Personalmente tendo a non essere categorico nell’applicazione dei precetti di cui sopra, limitandomi ad una attenta osservazione del numero dei setups rinnovati oltre alla loro semplice dimensione.
Nel grafico postato sopra, ad es., per ora l’ultimo setup non è stato considerato come un riciclo, ma va anche detto che, in una visione più estesa, potremmo notare che siamo giunti al quinto sell setup consecutivo e pertanto l’ipotesi di recycle tende a diminuire.
Ora purtroppo devo scappare, domani cercherò di proseguire e completare questo commento.
Pertanto, qualora sia stato deciso, almeno temporaneamente, di non considerare l’ultimo sell setup come foriero di un riciclo (che avrebbe, ricordo, come conseguenza l’annullamento dei conteggi di combo e sequential in essere e il ricalcolo dei medesimi in funzione dell’ultimo setup concluso), si può notare come sia il countdown combo (numeri neri nelle due versioni combo1 e 2) che il countdown sequential (numeri bianchi) abbiano segnalato possibili ingressi short in area 1.50 circa, quantunque non simultaneamente (la simultaneità è infrequente e comunque, quando si verifica, rafforza il segnale di possibile turning point del mkt).
Il segnale ha finora prodotto un buon risultato poichè, dopo varie finte e controfinte, il cross ha imboccato una direzione discendente che ora è arrivata ad un punto cruciale: siamo infatti giunti (numeri in rosso sopra le candele) al sesto giorno di un potenziale setup di acquisto e in prossimità del TDST (1.4575); qualora il supporto venisse perforato (con rottura confermata almeno anche il giorno seguente) e il setup si completasse, aumenterebbero notevolmente le probabilità di concludere almeno un countdown e quindi le eventuali posizioni corte assunte in precedenza potrebbero/dovrebbero essere mantenute;
viceversa, se la rottura del TDST non si verificasse o venisse negata velocemente, anche in presenza di un setup completato, potremmo trovarci di fronte ad un semplice ritracciamento destinato ad essere riassorbito in tempi brevi; idem in presenza di una mancata rottura accompagnata da un aborto del buy setup, che anzi potrebbe anche generare un possibile stop&reverse.
Infine due parole sullo stop loss, indicato a quota 1.528: DeMark consiglia di calcolare il livello di stop prendendo la barra che ha fatto segnare il più alto max intraday di tutto il periodo di setup e di countdown, per poi sottrarre dal suddetto max il true low della medesima barra o di quella precedente (dove per true low si intende il valore più basso fra il min della barra considerata e il close di quella precedente) e infine di sommare questo “true price” al summenzionato max più alto (è molto più semplice farlo che descriverlo!
).
Lo stop andrebbe applicato in chiusura di barra, anche se un metodo più elastico (che personalmente applico, con qualche ulteriore accorgimento)) prevede che le chiusure sopra il livello impostato siano due.
Naturalmente quanto descritto è riferito alle operazioni short, per quelle long vale l’esatto inverso.
Esemplificazione grafica…
e bravo gipa! Sei stato il primo a dirlo e oramai questa idea ha fatto capolino in molte teste!!