La grande moderazione, le similitudini grafiche e il recupero dei fondamentaliUn rapido excursus della situazione attuale dei mercati.Nel 2004 Ben Bernanke, futuro governatore della FED realizzò un famoso speech che affrontava il tema della grande moderazione.
http://www.federalreserve.gov/BOARDDOCS/SPEECHES/2004/20040220/default.htm In quegli anni con quel termine si usava descrivere il forte calo della volatilità dei dati macro ed in particolare del Prodotto Interno Lordo e dell’inflazione; Ben Bernanke il quel commento cercava di verificare quale erano le cause di questo fenomeno riducendo a tre le ipotesi:
1) La prima ipotesi concerneva un cambio strutturale dovuto ai miglioramenti economici, tecnologici e finanziari che permettevano di assorbire con maggiore abilità gli shock. 2)la seconda ipotesi invece prendeva in considerazione il miglioramento delle performance delle strategie economiche messe in atto ed in particolare di quelle monetarie 3)La terza ipotesi invece sosteneva che in buona sostanza era stata la buona sorte ed una serie di eventi favorevoli a causare questa riduzione della volatilità.
Bernanke con un ottima capacità espositiva sosteneva l’abilità delle politiche monetarie nel condizionare il ciclo economico e le pressioni inflazionistiche erano per lui un elemento importante per spiegare il calo della volatilità macro e di conseguenza anche finanziara con le conseguenze positive che questo calo comporta in termini di assunzione al rischio da una parte e crescita economica dall’altra.
Alla luce degli eventi sviluppatesi dal 2007 ed ancora in corso, e dopo la rielezione di Bernanke alla massima carica monetaria degli USA e forse, attualmente, del mondo si può dire che il commento, sebbene tecnicamente molto ben preparato era errato in quanto questa compressione della volatilità è stata una delle cause della successiva forte esplosione della stessa sia per quanto riguarda le figure macro che per quanto riguarda il settore finanziario.
Nell’evidenza di questo commento sta l’impotenza delle autorità mondiali di fare alcunchè contro le forze impazzite dei mercati e di come spesso le analisi macro lascino il tempo che trovino e sono spesso condizionate dalle logiche della politica e degli interessi particolari.
Ora siamo però in una fase in cui le stesse autorità che inizialmente hanno commesso forti errori di sottostima dei pericolo a cui andavamo in corso (e Trichet lo ha dimostrato a sua volta con il terrificante rialzo dei tassi effettuato a inizio Agosto del 2008) sembrano rialzare la testa, riprendere credibilità dopo aver messo in campo non solo le normali politiche reflazionistiche ma anche tutto l’armamentario a loro disposizione per liquidizzare asset improvvisamente diventati illiquididi e con davvero poco valore dentro.
Dopo una lunga fase valutativa il mercato sembra aver ripreso coraggio e fede in questa strategia tornando a ripremiare asset che sembravano ormai dimenticati e sull’orlo di un precipizio senza fine.
E anche da un punto di vista macro gli ultimi dati provenienti dalle economie mondiali sembrano segnalare un buon recupero ed un forte rimbalzo del settore industriale mondiale.
L’incertezza sta nel fatto che non si è ancora certi che questo rimbalzo derivi da una ricostituzione delle scorte legato ad un modesto recupero della domanda dai livelli depressi precedenti oppure da un vero recupero globale e i motivi di incertezza in queste sedute si sono moltiplicati con il rischio valutato seriamente dai mercati che la Cina arresti il flusso di credito sul mercato e le politiche reflazionistiche, le uniche che al momento pompavano direttamente sul sistema economico ed avevano effetti immediati sullo stesso; il calo della borsa Cinese di queste sedute è l’esemplificazione perfetta di questa preoccupazione che permea i mercati e che se si trasformasse in qualche cosa di più serio non eviterebbe ai listini globali una pausa correttiva più decisa.
nel frattempo le imprese hanno tagliato disperatamente i costi per mantenere i profitti su livelli più alti possibili cercando quindi di non far collassare le valutazioni dei mercati almeno per quanto riguarda gli utili operativi perchè quelli riportati devono tenere conto delle svalutazioni derivanti da asset con valori in perdita oppure dai costi di ristrutturazioni necessari a salvaguardare gli utili operativi.
ora però anche questo ciclo è finito e le imprese non possono non vedere una ripresa per poter mantenere elevati gli utili operativi e non essere costrette a ricorrere ad ulteriori ristutturazioni.
Il mercato è giunto nuovamente ad un bivio, le similitudini storiche mostrano un forte tassi di correlazione dei mercati attuali sia con i più forti bear market rally all’interno di bear market secolari devastanti come quello della Grande Depressione ma anche forti correlazioni con i movimenti che segnarono la fine dei bear market secolari come il recupero del 1982.
In questi giorni gli analisti si sbizzariscono a trovare similitudini grafiche un pò su tutti gli archi temporali e l’ultimo esercizio stilistico è a cura di BOFA/ML che ha realizzato questo grafico che paragona il nikkei in dollari con lo spoore anche quello rapportato all’andamento del dollar index per mostrere che il mercato pur all’interno di un profondo bear market secolare potrebbe realizzare un recupero ciclico ancora più consistente di quello effettuato fino ad ora.
Tutte ipotesi plausibili fino a prova contraria.
Al momento il grafico ci dice che questa è una fase di congestione ed incertezza dove sentimenti contrastanti tra chi crede fermamente nel rialzo almeno ciclico come quello illustrato dal grafico precedente e quelli che pensino ad un imminenete nuovo crollo si intersecano e si pareggiano con gli operatori che vengono orientati da ogni movimento in una direzione e poi in un altra in una confusione operativa non indifferente.
Personalmente noto una certa similitudine sia nel movimento sia nelle candele realizzate dell’ultima correzione avvenuta a giugno con la congestione dell’indice rotta al ribasso per un movimento correttivo di breve periodo come vi mostro in questo grafico.
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9 Commenti
A conferma di quanto detto ieri dati migliori delle aspettative del Purchase manager cinese hanno orientato i futures odierni positivi segno che solo news positive provenienti dall’area dove la crescita del credito è finita direttamente sull’economia reale sembrano stimolare positivamente i mercati. Ed il fatto che i dati di Agosto sembrino positivi ha fatto tirare un respiro di sollievo anche se al momento momentaneo.
Inoltre ad ulteriore conferma del discorso sulle similitudini grafiche questo interessante grafico che paragona l’attuale rialzo al rialzo del bear market rally post 29 e del rialzo del 1982.
Anche secondo il metodo di DeMark dovremmo essere giunti ad un punto di svolta, almeno temporaneo, dell’sp500, dovremmo cioè assistere ad un ritracciamento dei corsi o, nella migliore delle ipotesi, ad una fase lateral-negativa per qualche settimana. Più in dettaglio:
Time frame daily: giorno di possibile inversione di trend secondo il countdown sequential potrebbe essere stato il 25 agosto, mentre il countdown combo (il più recente dei due sistemi di conteggio elaborati da DeMark) avrebbe individuato una possibile pausa/inversione il giorno 7 agosto; in effetti in questo caso si è trattato di pausa e non di inversione di tendenza, ma comunque di una pausa che avrebbe consentito uno short profittevole, dato che, dopo un doppio max sporco, il giorno 17 lo spoore ha chiuso sotto i 980 contro i 1010 del giorno 7.
Time frame weekly: anche su questo arco temporale il countdown combo ha fornito un possibile segnale di vendita, avendo raggiunto la settimana n.13 giusto la scorsa ottava; il countdown sequential invece è “solo” giunto alla nona candela, perciò ci sarebbero ancora 4 possibili candele rialziste da disegnare; ricordo tuttavia che, a differenza del combo che si aggiorna solo con nuovi max, il sequential non li richiede necessariamente, causa le differenti modalità di calcolo, pertanto il grafico settimanale potrebbe anche disegnare una figura di doppio max oppure rompere i recenti max dopo una pausa di qualche settimana, ripetendo in sostanza quanto avvenuto sul grafico daily in agosto.
@ Gipa:
interessante il paragone grafico col ’29 e l’82.
Avevo ben presente il primo ma non il secondo, il che ci mostra come sui mercati non si possa e non si debba mai essere dogmatici.
Ciao Lupo ora scrivo un’altro post e ti cito….
Va’ che voglio i diritti d’autore

…e non fare scherzi che alla fine delle vacanze sono ancora psicologicamente fragile!
Copioincollo da altro sito un estratto di un’intervista di Marc Faber, di cui (ma questo è un parere personale) ho molta considerazione, che comunque la si pensi circa la situazione attuale e l’evoluzione futura della congiuntura macroeconomica mondiale fornisce, a mio modo di vedere, un interessante spunto di riflessione:
MARC FABER: We have to distinguish between the stock market and the real economy. The real economy began recession in late 2007 and then between September 2008 and March 2009 we fell off the cliff. And then we were at the very low level of economic activity. And then the huge stimulus packages kicked in and the money printing kick kicked. In other words zero interest rates and quantitative easing by the Federal Reserve and also other central banks.
That then stabilized the global economy and when you have car sales dropping 50 per cent and more, then you of course will have a rebound. But the question is how sustainable the rebound will be, or is this rebound at the present time borrowed from the future? My sense is that – and here I am talking about the economy – that the economy in the near term can recover and maybe the recovery will be somewhat lengthier than expected. The crack of boom because the first stimulus package in the US, probably will be followed by a second one, and money printing will lead to even more money printing next year, so it can last 12 to 18 months. And then we will get another set of problems arising from … each government action has unintended consequences.
Ottimo…
Grazie Gipa